L’utilizzo prematuro della tecnologia nei bambini

Dott.ssa Barbara Sereni, Psicomotricista e Consulente Educativa

Dott.ssa Agnese Checchinato

Le riflessioni legate all’utilizzo di strumenti tecnologici (i cosiddetti “media-device”) nell’età infantile è caratterizzato da opinioni contrastanti: da un lato, chi riconosce l’innegabile ventaglio di possibilità che questi supporti forniscono; dall’altro, chi condanna l’utilizzo precoce della tecnologia. Ma cosa intendiamo per “precoce” quando trattiamo questo argomento? Come si colloca la riflessione della SIP (la Società Italiana di Pediatria) a tal proposito? Quale può essere considerata una posizione genitoriale equilibrata? Insieme cercheremo di rispondere a queste domande o, quantomeno, di ritrovare la bussola in questo oceano di pareri contrastanti.

L’argomento è vivo, attuale, molto presente al giorno d’oggi e probabilmente lo sarà ancora per molto tempo. Innegabili le possibilità che la tecnologia può dare. Pensiamo anche solo alla tanto criticata DAD (la didattica a distanza) che ha permesso ai nostri bambini di mantenere, pur con le difficoltà del caso, un contatto stretto con gli apprendimenti. O al canale dei social media, che rende realizzabile un contatto altrimenti impossibile con persone care (familiari, amici ecc.), fondamentale specialmente in questo periodo di distanziamento sociale.

La Società Italiana di Pediatria ha ritenuto fondamentale trattare il tema nel suo Convegno Nazionale del 2019, determinando alcune linee guida fondamentali per genitori e professionisti del settore educativo. Nello specifico, il focus viene proiettato su alcuni rischi che può comportare l’utilizzo prematuro di media-device.

Si parla di possibile dipendenza, di disturbi del sonno, di tendenza alla disattenzione che si può trasporre sul piano degli apprendimenti, di disturbi nell’uso del canale sensoriale della vista, di tensioni a livello della muscolatura. In particolare, le conseguenze dell’utilizzo smodato potrebbero essere ricondotte ad uno stress, da intendersi in senso-psicofisico, come:

- disagio emotivo (difficoltà nella fase dell’addormentamento e risvegli notturni)

-  alterazione dei livelli di attenzione (bambini abituati ai ritmi frenetici degli stimoli provenienti dallo strumento tecnologico e che faticano a concentrarsi e a mantenere un’attenzione prolungata su un oggetto, ad esempio un compito scolastico);

-  conseguenze corporeo motorie (calo della vista, miopia precoce, irritazioni oculari dovute alla 

diminuzione della lacrimazione, postura china della cosiddetta “i gobba”, riduzione dell’attività fisica);

-  difficoltà socio relazionali(preferenza di attività svolte in compagnia della tecnologia piuttosto che di qualche amico);

-  malessere a livello comportamentale (ad esempio atteggiamenti aggressivi).

Questi aspetti naturalmente coinvolgono sia i bambini sia i ragazzini e vale la pena volgere uno sguardo proprio verso l’età adolescenziale in relazione all’utilizzo dei media-device. Senza dubbio numerose sono le competenze che si possono affinare attraverso l’utilizzo della tecnologia.
Ad esempio, negli adolescenti si riscontrano importanti capacità operative nell’uso del web (pensiamo alle positive conseguenze sul piano della conoscenza e a come possono essere virate a favore degli apprendimenti queste possibilità). Tuttavia, numerose ricerche evidenziano come queste capacità abbiano di contro alcune carenze, ad esempio nella consapevolezza critica (nella valutazione delle informazioni, nel comprendere i meccanismi commerciali, nel prevedere le conseguenze di pratiche online). Rischi, questi, sui quali vale la pena riflettere in ottica di prevenzione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità determina degli importanti limiti all’utilizzo delle tecnologie, che è bene ricordare: prima dei due anni i bimbi non dovrebbero trascorrere tempo davanti ad uno schermo; dai due ai quattro anni è ritenuto equilibrato un massimo di un’ora al giorno, bilanciata in relazione a circa tre ore al giorno vissute all’aria aperta, a contatto con la natura.
Consideriamo che, e ciò viene sottolineato pure dalla Società Italiana di Pediatria, gli apprendimenti almeno nei primi tre anni di vita avvengono perlopiù mediante esperienze sensoriali e senso-motorie. Questo ci porta a scartare l’idea di strumento tecnologico come elemento di utilità, a favore di attività motorie e concrete, manipolative ed esploratorie.
Ciò ha anche l’importante compito di far sì che i bambini vivano esperienze reali, non confondendole con quelle virtuali.

Vale certamente la pena citare gli studi di Serge Tisseron, Neuropsichiatra Infantile parigino, che formula la cosiddetta regola “3, 6, 9, 12”, relativa all’utilizzo del digitale: nessuno schermo prima dei tre anni, nessuna consolle di gioco prima dei sei anni, navigare sul web a partire dai nove anni e con la presenza di un adulto, vivere il web con maggiore ma sempre graduale autonomia a partire dai dodici anni.

Per concludere con alcune riflessioni l’approccio a questi studi, è opportuno senza dubbio partire da noi adulti. Siamo proprio noi il modello da cui i nostri bambini apprendono e che imitano. Perciò è naturale pensare che, se trascorriamo molte ore davanti ad uno schermo, magari dimostrandoci distratti o mantenendo lo sguardo impegnato sul media-device mentre i nostri bambini ci parlano, probabilmente lo stesso verrà ripetuto da questi ultimi. Il cambiamento, dunque, può e deve partire proprio da noi, educatori, genitori, adulti di riferimento.

In linea di massima è importante ricordare, pure, che è sempre bene utilizzare gli strumenti tecnologici con consapevolezza: ad esempio stabilendo dei limiti orari, controllando la navigazione e le tipologia di media che vengono utilizzati. Ciò deve essere oggetto di una decisione presa con attenzione, moderazione ed equilibrio. Perciò bando all’utilizzo di cellulari, tablet o altri media-device per calmare i nostri bambini o per sfruttare una “baby-sitter digitale” sempre disponibile. Bando anche all’utilizzo della tecnologia come premio o punizione. Stimoliamo, invece, il vissuto di esperienze reali, concrete, quando possibile in natura.

L’insieme di queste piccole-grandi regole può essere la chiave per poter vivere il meglio della tecnologia (la sua utilità, di fatto), senza che essa vada ad inficiare il benessere dei nostri bambini.