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Le novità di un'azienda con al centro il bambino

C'era una volta... il chiodino. C'era  e ancora più che mai c'è! Quercetti continua infatti ad investire per aumentare la produzione e soddisfare gli ordini e le richieste di giochi con i "chiodini" e, anziché accodarsi alla tendenza generale di corsa alla digitalizzaiozne, decide di dare spazio alla sua voglia di speriemntazione puntando su giochi tradizionali, col lancio della Linea Wood, realizzata con u materiale "nuovo" ma tradizionale come il legno e la Linea Green, grazie alla quale i bambini possono finalmente sporcarsi le mani e raccogliere, nel vero senso del termine, i frutti del loro lavoro.

C'è un giocattolo famosissimo, manuale, tradizionale e italiano con cui hanno giocato davvero tutti e che, proprio nell'era in cui il digitale sembra divenuto indispensabile, sta tornando di moda. Si tratta dei chiodini, il famoso mosaico colorato inventato a Torino 63 anni fa. L'azienda produttrice, la Quercetti, che li lanciò e brevettò nel 1953, continua ancora a produrli nella sua fabbrica torinese. Un destino che sembrava segnato dall'avvento dell'era digitale: videogiochi e Tablet apparivano come strumenti di gioco insostituibili, il loro appeal irraggiungibile. E invece nel 2016 la produzione dle chiodino cresce del 100%, come testimonia il magico numeratore presente sul rinnovato www.quercetti.com e che scandisce in tempo reale i numeri della produzione dei piccoli funghetti colorati.

Chiodini, numeri da record
Un dato particolarmente curioso è proprio legato al gioco dei chiodini: dopo 63 anni di onorato servizio, il chiodino raggiugne un record, nel 2015 gli ordini per questo prodotto arrivano alle stelle e nell'area di stampaggio di questa fabbrica di Torino, di chiodini se ne stampano 1 miliardo!Risultato mai raggiunto prima nei 65 anni di sotria di questa azienda. Negli ultimi due anni il numero della produzione di chiodini è triplicato, la previsione per il 2016 è quella di toccare quota 2 miliardi. L'azienda in Italia registra il +11% di fatturato e la cosa più strabiliante è che questa crescita è trainata da un gioco inventato ben 63 anni fa! In barba alla concorrenza digitale.

Sapersi reinventare
Geniale e semplice. Ma dove sta la ricetta di questo successo? La fabbrica di giocattoli torinese ha saputo reinventare il suo gioco-icona rendendolo allettante per un pubblico nuovo e inusuale (relativamente al mercato del giocattolo): quello degli adulti, ovvero i bambini degli anni '60, '70 e '80 che con i chiodini ci sono cresciuti. E lo ha fatto realizzando chiodini più piccoli, disposnibili in 6 colori che - correttamente inseriti nelle apposite tavolette traforate - possono dar vita a immagini di pregio: ritratti, paesaggi, opere d'arte e, per chi volesse, anche riproduzioni di foto, scatti da personalizzare a piacere, nel taglio, nei colori e anche nelle dimensioni, questa è Pixel Art, un po' gioco, un po' hobby, un po' oggetto d'arredo. L'apprezzamento per questo prodotto arriva persino dagli Uffizi di Firenze che hanno richiesto la creazione di una linea di giochi Pixel Art dedicata, acquistabile esclusivamente presso il book shop del Museo. L astessa richiesta è arrivata anche dal Museo Egizio di Torino e recentemente anche la società torinese di collezionismo Bolaffi ha messo in vendita l'Edizione Speciale Pixel Art per Bolaffi, richiesta espressamente per celebrare il famoso Penny Black, il primo francobollo della storia. 
Un gioco che non passa mai di moda, perché ha saputo reinventarsi rivolgendosi a target di interesse trasversali, di diversificate età, dai 9 ai 99 anni, ben adattandosi anche a particolari esigenze di arredo.

Il corpo è uno strumento di consocenza formidabile
È forse il principio base su cui poggia la filosofia Quercetti: tutti i giochi della fabbrica dei chiodini funzionano ad "energia bambino": niente batterie, cavi o touch screen per questi giochi. L'azienda parte dal presupposto che per crescere, sia sempre necessaria la sperimentazione concreta con l'ambiente e gli oggetti. Il corpo è uno strumento di conoscenza formidabile, e i bambini devono imparare ad usarlo tutto: un ditino solo non basta. La mano dle bambino deve toccare, lanciare, colpire, allineare, incastrare gli oggetti per poterli conoscere e, da questo tipo di consocenza, accumulare esperienze e ricordi.
Per questo, invece di inseguire un mondo che si accoda alla tendenza generale verso la digitalizzaizone, l'azienda torinese ha deciso di continuare a puntare sul gioco tradizionale per eccellenza con due linee assolutamente nuove e tradizionali al tempo stesso.

Le novità: linea Wood e linea Green
Proprio partendo da questa filosofia, l'azienda ha deciso di lanciare due linee nuove: la linea Wood che inaugura l'utilizzo di un materiale "nuovo" ma tradizionale come il legno, e la linea Green, un gioco con cui i bambini possono finalmente sporcarsi le mani e raccogliere il frutto del loro operato. Per capire il perché di questa scelta e i dettagli di queste nuove iniziative abbiamo intervistato Alberto Quercetti che oggi, assieme ai fratelli stefano e Andrea è alla guida dell'azienda torinese fondata nel 1950 dal papà Alessandro Quercetti, e che proprio grazie all'invenzione dei chiodini, pochi anni dopo, divenne famosa.

Architetto Quercetti, la vostra è un'azienda "piccola ma grande", come vi siete evoluti nel corso degli anni e quali sono stati i vostri punti fermi?
Fin dalla nascita, nel 1947, la nostra "stella polare" è semrpe stato il bambino, al centro dei nsotri pensieri. Sembra un concetto scontato, ma per molte aziende vi sono altre priorità, spesso celate dietro un apparente interesse al mondo infantile: il mercato, il marketing, le mode, mentre il bambino sfuma e passa in secondo piano. Per noi invece, è rimasto semrpe lì, in primo piano, tutto il resto viene poi. Un'altra caratteristica che ci contraddistingue è che siamo "puri industriali", ossia produciamo i nsotri prodotti in toto e non li acquistiamo da altri. Cosa che implica tempi lunghi per uscire con nuovi articoli e un grosso investimento in ricerca e sviluppo. Questa per noi è l'unica strada per evitare di confonderci con l'uniformità e il conformismo delle offerte per cercare invece, la qualità vera, il prezzo giusto e il prodotto "buono" per cui è stato realizzato.

Come nasce un prodotto? A quali competenze vi rivolgete?
La nostra storia è fatta di 66 anni sui mercati mondiali. All'interno abbiamo un reparto ricerca e sviluppo molto attivo e spesso in contatto con università e consulenti esterni per temi molto specifici. Per esempio c'è ora un gruppo di lavoro formato da figure profesisonali come psicologi e informatici che si riuniscono per analizzare a fondo le caratteristiche dei nostri prodotti e spiegarle al meglio: un lavoro che scturirà in una guida all'acquisto consapevole dei nostri prodotti.

Qual è la situazione in cui si colloca l'oggetto giocattolo in Italia e all'estero?
Il nostro paese è piuttosto indietro rispetto all'Europa. Da noi l'oggetto-giocattolo è più inteso come passatempo, purchessia, per fare stare tranquilli i bambini; atteggiamento piuttosto arretrato rispetto alla media europea, dove si cerca invece di dare in mano al bambino uno strumento pensato e voluto in quel momento, che lo stimoli, lo interessi e lo porti ad esplorare. In Italia si sono fatti passi avanti, ma tanto è ancora da fare, perché gran parte del mercato è occupato da giocattoli di tipo "non qualificato", a basso prezzo, con cui i bambini vengono "intrattenuti".

Che ruolo occupa il mondo tra i destinatari dei vostri prodotti?
Dalle ricerche fatte sappiamo che il nostro cliente-tipo non è il bambino, bensì l'adulto, quello più attento, informato, che regala i nostri prodotti ai propri figli: aspetti che differenziano molto l'approccio verso il nsotro marchio. L'adulto quindi è sempre stato e continua ad essere il "decisore d'acquisto", q da qualche anno è stato anche più coinvolto con proposte indirizzate a lui, come Pixel Art e Pixel Photo con cui lui stesso può fare composizioni in grado di appagare il proprio grado di soddisfazione.

Parlando di giocattoli in plastica non si può non parlare di "sicurezza". Dove si colloca tra le vostre priorità?
Ponendo al centro il bambino e le sue esigenze, chiaramente la sicurezza è in cima ai nostri pensieri. Le normative esistenti in Europa e in America (e noi siamo un'azienda che esporta il 60% in 50 paesi e siamo attrezzati nel rispetto delle normative più esigenti), raggiungono dei livelli di sicurezza molto alta, tuttavia anche semplicemnte rispettando le nromative esistenti, i prodotti risultano più che sicuri.
Purtroppo in Italia ci sono ancora delle falle nel controllo della merce importata, e il paradosso è che mentre chi esporta è sottoposto a controlli quasi asfissianti, per i prodotti importati, mi pare ci siano maglie larghissime. Ci si ritrova così sul mercato con prodotti che non sono controllati: un vantaggio a nostro favore solo considerando solo considerando la maggiore consapevolezza negli strati più attenti della società. Mentre i tanti che acquistano in maniera indiscriminata non si accorgono che dietro a un prodotto non controllato si possono celare pericoli reali.
 

Dalla plastica al legno... come descriverebbe l'introduzione di questo nuovo materiale?
Stiamo constantemente ampliando il nostro ambito: nel 2013 abbiamo allargato oltre la fascia 12 anni e al pubblico adulto, quest'anno con l'introduzione della linea Wood vogliamo dare una nostra interpretazione al giocattolo in legno, o in legno-plastica, per approfondire l'aspetto sensoriale del materiale.
Da un materiale sintetico a uno naturale e vivo, che dà sensazioni tattili ed emotive: una proposta diversa , così come è nella natura dell'azienda.
Quindi da un lato sposiamo la moda del green che potrebbe innescare ulteriore consapevolezza, dall'altro lo facciamo con proposte non conformiste, e questi sono prodotti  progettati tenendo presente  quel che il materiale può dare.
 

Perché il legno?
Il giocattolo in legno deve avere una caratteristica esclusiva: non può essere fatto in nessun altro materiale, per le caratteristiche di peso e di massa, è un materiale pieno. E per non sprecare materiale il prodotto deve avere delle caratteristiche che ben si adattano al materiale. Viceversa, se il legno si associa alla plastica, si possono avere dei volumi vuoti all'interno.
Per questo motivo siamo partiti dal materiale, ma stiamo cercando la massima coerenza con l'espressività dello stesso, e poi abbiamo esplorato soluzione che nessuno aveva mai considerato prima; blovvhi che si impilano e che hanno delle scanalature che ampliano moltissimo le possibilità compositive; oppure, ancora, dei puzzle molto semplici per bambini molto piccoli, con pezzi grandi ma leggeri, e quindi più sicuri.

Da dove prendete l'ispirazione?
Le nostre ricerche non si limitano all'esistente, ma spaziano anche nel tempo, in verticale.
Per esempio ci piace curiosare e scoprire le realizzazioni, le proposte e i giocattoli del '800 che ci hanno fornito ottimi spunti. Per noi è importante la ricerca storica, e oggi grazie alla rete che permette di fare viaggi meravigliosi nel tempo, è ancora più semplice e alla portata di tutti, anche se solo i più attenti sanno cogliere i messaggi e farne tesoro.
Una opportunità che i cartolai più attenti e sensibili sapranno ben comprendere per indirizzare il cliente finale verso un giocatotli intellignete per tutte le età.

 

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Testata: Gec Il giornale del cartolaio
Data: Settembre 2016