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Il mastro Geppetto dei giocattoli

Giorgio Solero è un bambino di 64 anni e di mestiere fa il giocattolaio. Niente a che vedere con il malefico personaggio dei fumetti, nemico di Superman che usa come armi dei giocattoli. Giorgio sembra più un Mastro Geppetto o un Babbo Natale, come gli fece notare una bambina che incontrandolo in periodo prenatalizio gli sorrise dicendogli: «Ma sei tornato!».

Da quarant'anni si occupa di ideare e progettare balocchi. A lui si deve l'invenzione di alcuni giocattoli brevettati e pluripremiati come il «Rami», il «Pallino» o la pista per biglie «Big». Ma come si diventa giocattolaio? Tutto è avvenuto per caso. Solero lavorava alla Olivetti, dove si occupava di progettare attrezzature in plastica. Poi l'incontro con Alessandro Quercetti, ex aviatore e dal 1950 produttore di giocattoli, diventato famoso per i chiodini colorati, primo esempio di pixel art. Generazioni di bambini ricordano di essersi cimentati con le griglie bucate che facevano da «tela» per le loro composizioni. Da quel momento iniziò un sodalizio professionale che li vide confrontarsi, una scrivania accanto all'altra, per anni. E spesso animatamente: «A volte litigavamo e non ci parlavamo per giorni. Poi Quercetti mi diceva: sai, avrei pensato... E proponeva la mia idea!».

Il primo prodotto che ne risultò fu il «Rami», un gioco basato sul codice binario (0-1) che sta alla base del sistema del computer. Facendo delle combinazioni con i numeri e usando leve e pulsanti si insegnava ai bambini la coordinazione tra occhio, movimento e percorso. Un gioco educativo, tutt'ora in produzione.

Il giocattolo che ha avuto più successo? «Senza dubbio Big - racconta Solero - La pista delle biglie nasce per simulare i giochi che si praticano al mare. Pensai allora di portare la spiaggia in casa, realizzando una superficie che frena la pallina e crea l'effetto sabbia». Fa parte di questo magico paese dei balocchi un gigantesco circuito multicolore percorso da biglie che rotolano a ciclo continuo. «Voelvamo una pista acrobatica per aerei perché Quercetti era appassionato di aviazione ma era troppo complicato e allora suggerii di realizzare una pista per l'ottovolante. Si può montare in mille modi diversi. Le palline si muovono per la pendenza e la forza di gravità».

Non mancano gli errori: «Ricordo di aver fatto una sagoma per disegnare le lettere e i numeri. Dopo che lo stampo era stato costruito - ore di lavoro impiegate - mi chiamarono dall'officina per dirmi che mi ero dimenticato il numero zero».

E un gioco che non potuto realizzare? «Era un simulatore di volo. Ci tenevo moltissimo. Con dei comandi si poteva dirigere l'aereo - fisso - sulla pista che si muoveva con un effetto simile a una pista vera. Ho ancora il prototipo», racconta mentre tira fuori da un armadio una piccola pista con un marchingegno di comando, che spolvera con affetto paterno. «Ecco vede? Non me lo fecero fare perché costava troppo».

Inutile chiedergli quale sia il gioco più bello: «Per me sono come dei figli e quindi sono tutti belli. Sono rimasto bambino, con il desiderio di dar vita a nuove idee. Ho fatto giocare i miei figli, i miei nipoti, e malgrado sia in pensione continuo a venire in azienda, a insegnare ai giovani l'arte di creare giocattoli».

C'è ancora qualcosa che vorrebbe fare «da grande»?
«Volontariato, per far divertire tutti i bambini con i miei giocattoli».

Testata: Corriere della Sera Torino
Data: 31 marzo 2019