Come nascono i giocattoli? Intervista ad Alberto Quercetti | Quercetti

Cerca

Come nascono i giocattoli? Intervista ad Alberto Quercetti

Ecco l'intervista ad Alberto Quercetti, pubblicata sul "Toy Store" di settembre. Alberto si occupa della Ricerca e Sviluppo all'interno dell'azienda.

Qual è il percorso del giocattolo dalla Ricerca e Sviluppo alla produzione?

Il nostro reparto R&D, che si trova all'interno della nostra sede torinese, si occupa di monitorare costantemente la realtà dei mercati, valutando i prodotti attualmente disponibili e, cosa altrettanto importante, facendo una ricerca a livello storico su quelle che sono state le proposte di giocattoli nel passato a livello internazionale. Grazie al web si sono infatti aperte straordinarie possibilità di monitoraggio e ricerca sia a livello sincronico sia diacronico. C'è un fil rouge che collega tutte le nostre proposte di gioco, a partire dagli iconici chiodini, alle piste per biglie, fino ai giochi volanti e alle lavagne magnetiche: la manipolazione, l'importanza di utilizzare le mani per realizzare qualcosa.

Sono tutti giocattoli comunemente chiamati "tradizionali", e che anche le aziende che non avevano mai fatto proposte di questo tipo, stanno iniziando a lavorare a questo filone di giochi. All'interno della nostra azienda, la Ricerca e Sviluppo si confronta con l'ufficio tecnico e anche con quello di ingegnerizzazione. Realizziamo il design dei vari componenti tenendo presente la loro fattibilità industriale, risolviamo tutto all'interno, non delegando nulla all'esterno. Cosa più unica che rara, disegniamo gli stampi per gli elementi in plastica nella nostra officina, aspetto che di solito viene affidato a fornitori esterni. La cosa che ci distingue è che si tratta di un processo integrato all'interno della nostra unica sede di Torino.

Come si crea un prodotto iconico?

Andando alla base, alle esigenze del bambino, avendo come stella polare i suoi bisogni, più che il mercato. Questo quello che ci differenzia un po' dallo standard che offre il settore. L'oggetto giocattolo è molto tradizionale perché va nelle mani di un bambino che, dalla nascita all'età di 6/7 anni, è rimasto lo stesso negli ultimi decenni. Il bambino rimane un bambino e ha le sue esigenze specifiche. I suoi giocattoli, quelli che facciamo noi e che prevedono la stimolazione delle sue facoltà, lo invitano alla sperimentazione, a provare, riprovare, correggere gli errori nel montaggio. Si tratta di oggetti tridimensionali che non passano mai di moda. Per questo dopo circa 10 anni di collaborazione con Walt Disney® per alcune licenze da quest'anno abbiamo deciso di tornare a concentrarci di più sul contenuto., sulla progettazione e nonsul rivestimento.

Come scegliete i materiali?

Siamo nell'ambito dei materiali plastici, che se da una parte sono di per sé sicuri, dall'altra hanno una durabilità che dipende dalla loro qualità e queindi dal budget. Cerchiamo di offrire sempre il massimo della durabilità scegliendo materiali che siano all'altezza del compito che sono chiamati a soddisfare in termini di resistenza meccanica.

Quante persone sono coinvolte nella R&D e quale percentuale del fatturato è dedicata a questa funzione?

Nel reparto Ricerca e Sviluppo lavorano, compreso me, quattro persone; nell'ufficio tecnico altre quattro. Su 63 dipendenti complessivi è una bella percentuale. Investiamo in media il 5% del fatturato in questa attività.

Qual è l'impatto del digitale nello sviluppo dei nuovi giochi?

Dai consumatori e dai gruppi di mamme con cui dialoghiamo anche sul web è sempre più evidente che i bambini che giocano con device digitali si confrontano con un unico tipo di superficie liscia e hanno accesso ad un mondo sì colorato, vario, interattivo ma sempre bidimensionale. Possono sicuramente fare cose interessanti, sviluppano varie facoltà, ma l'aspetto manuale è quello messo più in crisi. E ricordiamo che il bambino impara e ragiona prendendo gli oggetti, manipolandoli, cosa impossibile per un tablet o uno smartphone dove manca l'aspetto fondamentale della tridimensionalità.

13 settembre 2019

Articolo apparso su Toy Store di settembre