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Biografia di Alessandro Quercetti

Un mito italiano nella storia del giocattolo mondiale. Alessandro Quercetti, scomparso lo scorso anno all’età di 90 anni, rappresenta un mito della storia del giocattolo italiano e mondiale, fondatore dell’omonima azienda torinese, che da più di 60 anni continua a progettare e produrre con grande successo giochi educativi per l’infanzia, assolutamente “made in Italy”. Un uomo brillante e lungimirante, Alessandro Quercetti, con grande passione ha saputo creare dei prodotti unici per qualità e creatività che hanno fatto gioire i bambini di oggi e di ieri, dando vita ad un marchio di gran valore internazionale. Nel contempo ha introdotto innumerevoli concetti di gioco rivoluzionari che con la loro nascita hanno segnato delle tappe fondamentali nell’industria del giocattolo mondiale. E grazie alla sua attività Alessandro Quercetti ha contribuito alla fama della sua città, Torino, nel mondo. Alessandro Quercetti ha realizzato durante la sua vita tutti i sogni che da bambino poverissimo non poteva mai immaginare potessero diventare realtà. Ed ha fatto tutto da solo. Già da piccolissimo, si era nel 1925, nell’oscurità della soffitta in cui viveva con la famiglia, dove i vetri si coprivano di ghiaccio durante l’inverno, si costruiva da solo dei giochi con i materiali di scarto che trovava intorno a se, pezzetti di legno, cordini, tappi di sughero, scatole delle scarpe. La sua famiglia non poteva permettersi altro. Un giorno, guardando uno dei pochi aerei che allora solcavano i cieli, la passione del volo lo colpì come un fulmine a cielo sereno. Decise allora di provare a costruirsi dei modellini volanti e dopo un po’ di sperimentazione finalmente riuscì a far fare dei lunghi voli alla sua piccola flotta, con grande ammirazione degli altri bambini della sua strada. Questa passione non era fugace ed il piccolo Alessandro continuò a perfezionare i propri aerei fino a riuscire a partecipare a competizioni di aeromodellismo nel vicino campo dell’Aeritalia alla periferia di Torino, dove vinse subito la categoria dei giovanissimi. Ma il suo grande sogno allora era quello di volare davvero. L’unico modo per farlo, non avendo i soldi per pagarsi lezioni di volo, era di arruolarsi nell’aeronautica militare. Così fece appena ebbe l’età minima richiesta a 16 anni. S’impegnò al massimo e diventò il migliore della sua classe. Il giorno in cui finalmente pilotò il suo primo aereo da solo si sentì padrone del mondo ed ebbe la sensazione che tutto poteva essere possibile se solo ci avesse messo l’impegno e la passione adeguati. Purtroppo il mondo stava cambiando e ben presto scoppiò la seconda guerra mondiale. Alessandro diventò capo squadriglia e guidò i suoi compagni sui cieli di battaglia d’Italia prima, poi in Russia e persino in Africa. La sua abilità come pilota gli consentì di sopravvivere alla guerra, mentre la gran parte dei suoi compagni non tornarono più. Dopo la guerra si trovò però al punto di partenza, senza un soldo e senza lavoro. Dopo qualche mese di ricerca trovò impiego presso una piccola ditta che produceva giocattoli in Torino, come operaio addetto alla manutenzione. La sua passione per il lavoro e il suo spirito d’iniziativa lo distinsero presto agli occhi dei proprietari che dopo pochissimo tempo gli affidarono l’incarico di progettare nuovi giocattoli. Al giovane Quercetti non pareva vero di avere un lavoro che gli permetteva di esprimere la prorompente creatività e l’entusiasmo che si sentiva addosso. Purtroppo però la ditta entrò in difficoltà finanziare insormontabili dopo pochi mesi e fu costretta a chiudere. Non c’erano nemmeno i soldi per pagare i dipendenti. Il giovane Alessandro non si scoraggiò e chiese ai proprietari se potessero per lo meno donargli qualche vecchia attrezzatura. Così avvenne e Alessandro portò quei malandati macchinari arrugginiti nella cantina della casa in cui abitava con la famiglia e li aggiustò al meglio. Nel giro di poche settimane fu in grado di fabbricare un trenino in metallo utilizzando alcuni vecchi stampi ceduti dalla ditta e realizzando a mano i particolari mancanti. Ed ecco che all’improvviso era nata la sua prima ditta, totalmente e letteralmente individuale, che decise di chiamare Hoplà. Si era nel 1947. Il giovane Alessandro Quercetti si occupava da solo di tutto, dell’acquisto dei materiali presso negozi e magazzini locali, della produzione, del confezionamento e poi della vendita andando a offrire personalmente e con tanto orgoglio ai negozi di giocattoli e alle bancarelle dei mercati circostanti le sue creazioni. In questo modo riuscì a mettere insieme qualche risparmio che investì subito nello sviluppo di un’idea che gli era venuta una domenica andando a guardare le corse dei cavalli a Vinovo. La sua fervida immaginazione gli aveva infatti suggerito di realizzare qualcosa che ancora non esisteva e che a lui stesso sarebbe piaciuto molto possedere da bambino: un cavallo giocattolo che galoppasse veramente. La progettazione di questo complesso prodotto gli richiese circa 2 anni di intenso lavoro, giorno e notte, sia per il progetto del meccanismo ad ingranaggi che sarebbe stato il motore del cavallo, sia per fabbricare personalmente gli stampi avendo ottenuto il permesso di utilizzare macchinari in attrezzerie locali durante la notte. Il tocco finale era quello di dipingere, a mano naturalmente, le parti in plastica grezza che formavano il corpo del cavallo e dare loro un’aspetto realistico e dettagliato. Insomma doveva fare pure il pittore. Non contento volle realizzare anche un cavaliere in panno dando da cucire i vari pezzi di stoffa colorati alle donne del caseggiato. Finalmente, nel 1950, le prime scatole erano pronte ad essere vendute. Il cavallino si chiamava Galoppa e le scatole riportavano per la prima volta il suo nuovo marchio, che era il suo nome, stilizzato dentro un ovale rosso, disegnato da lui personalmente. Era nata ufficialmente la Quercetti Giocattoli di Torino. Il cavallino non fu un immediato successo perché purtroppo il meccanismo interno si inceppava. Ma l’instancabile Sig. Quercetti non si perdette d’animo e ritirò tutti i pezzi difettosi, li aggiustò uno a uno personalmente e li riportò ai negozianti. Questa volta il risultato fu strabiliante. Tutti volevano l’incantevole cavallino galoppante che stupiva sia i grandi che i piccini. Richieste arrivavano da tutta Italia e persino dall’estero. All’improvviso Quercetti non poteva più fare tutto da solo e la sua cantina non era più sufficiente. In fretta e furia affittò un locale in Corso Casale, un tempo alla periferia di Torino. E dovette anche assumere le prime persone. Molte di queste persone lo seguirono poi per tutta la loro e la sua vita. Gli ordini arrivavano inarrestabili ed il personale doveva essere continuamente aumentato. Avendo trovato collaboratori fidati il Sig. Quercetti trovava il tempo per dedicarsi alla sua attività preferita: progettare nuovi giocattoli che continuamente la sua esplosiva creatività gli suggeriva. Siamo alle porte dell’introduzione di un articolo eccezionale che renderà il marchio Quercetti famoso nel mondo e darà all’attività ancora artigianale un rapido sviluppo industriale. Utilizzando le sue esperienze da pilota di caccia e seguendo l'eco e le emozioni provocate dai primi lanci nello spazio, all’inizio degli anni '60 Alessandro Quercetti crea il Tor, un missile lanciato con una fionda, capace di raggiungere i cento metri di altezza. Il segreto sta in un sofisticato meccanismo di apertura ritardata della fusoliera che consente il rilascio del paracadute alla sommità del volo per il rientro a terra. Bambini ed adulti di tutto il mondo ne rimasero affascinati e i quotidiani del tempo titolarono: “anche l’Italia partecipa alla corsa per lo Spazio con il missile Tor di Quercetti”. In quel periodo, d’estate, era comune vedere migliaia di persone nelle spiaggie lanciare il loro Tor verso il cielo e rimanere con la testa puntata in alto ad amirarne la lenta discesa paracadutata. Il Tor è in produzione da 40 anni ed è in assoluto il gioco Quercetti più venduto, con oltre 40 milioni di pezzi venduti in tutto il mondo. Nella seconda metà degli anni '60 uscì un'evoluzione del Tor: il mitico Mach-X dalle prestazioni strabilianti. Il missile partiva da una rampa, mediante due fionde speciali, e al culmine dell'ascesa il meccanismo di apertura liberava contemporaneamente una capsula dotata di paracadute e il paracadute per l'atterraggio morbido del missile. Oggi il Mach-X non è più in produzione ma è uno dei giocattoli più amati e ricordati dai "ragazzi" degli anni '60. Anzi, sia questi missili nella loro versione originale anni 60 che il Cavallo Galoppa degli anni 50-60 sono diventati oggetto di collezionismo e modernariato con quotazioni che raggiungono anche un migliaio di Euro per pezzo. Sempre negli anni '60 il catalogo Quercetti s'arricchisce di una nuova linea di giochi: gli aerei. Fino a quel momento gli unici aeromodelli disponibili erano fatti in balsa, erano difficili da montare, delicati e si rivolgevano principalmente ad un pubblico di hobbisty. Quercetti rivoluziona anche questo settore introducendo fusoliere in plastica e ali in polistirolo espanso che consentiva di ottenere un corretto profilo alare, proprio come negli aerei veri, e quindi prestazioni di volo paragonabili agli aeromodelli professionali. Questi aerei costavano poco, erano facilissimi da montare, erano robusti e davano tante soddisfazioni anche ai più inesperti lanciatori. I bambini potevano finalmente avvicinarsi al mondo del volo ed era nata una nuova categoria nei negozi di giocattoli. Tra i più famosi di questi aerei giocattolo si possono menzionare il Sirius e la Libella, che in versioni aggiornate sono ancora in produzione oggi. Alla fine degli anni '60 arriva poi il Coloredo, un'altra idea eccezionale che rimarrà per sempre nel mondo del giocattolo ed un altro enorme successo. Prendendo spunto dalle tavolette di cartone e dai fiammiferi con le capocchie colorate che si reperivano in tabaccheria, Quercetti inventa il gioco del mosaico di chiodini, con tavoletta e chiodini in plastica infrangibile, creando un gioco che ha accompagnato nella crescita milioni e milioni di bambini in tutto il mondo fino ai nostri giorni e per chissà quante generazioni ancora in futuro. Oggi il Colorendo ha preso il nome di Fantacolor e può essere trovato in tutti i negozi di giocattoli in Italia e nel mondo. Nonostante le infinite imitazioni il Fantacolor Quercetti rimane il gioco di chiodini di migliore design, migliore qualità dei materiali, più alta sicurezza e l’unico Made in Italy. Il successo decretato dai Cavallini, dal missile Tor, dagli aeromodelli e dai Chiodini, fa si che all’inizio degli anni ’70 la ditta Quercetti si ritrova con quasi 500 dipendenti nella nuova sede di via Bardonecchia dove nel frattempo si è dovuta trasferire. Il Sig. Quercetti è ormai diventato un personaggio tra i più famosi ed apprezzati del mondo del giocattolo, il riferimento a cui tutti guardano. E Torino diventa la capitale Italiana del giocattolo. Ma la creatività e la passione per il giocattolo del Sig. Quercetti non sono affatto diminuiti. Da un'analisi del mondo della scuola, vengono concepiti i giochi magnetici: su lavagnette metalliche possono venire attaccate lettere, numeri e forme geometriche in plastica flessibile con piccoli magneti incastrati al loro interno. In questo modo lettere e numeri diventano un elemento di gioco e di creatività nel contempo familiarizzando i bambini con l’alfabeto e l’aritmetica. Questo concetto oggi costituisce uno dei mattoni fondamentali del mondo del giocattolo ed ogni negozio di giocattoli al mondo ha almeno uno scaffale pieno di questi articoli. Anche in questo caso l’idea originale di Quercetti ha avuto migliaia di imitatori, in Europa come in Oriente come in America, ma Quercetti ancora oggi è sinonimo dei migliori e più innovativi giocattoli magnetici del mercato. Sul finire degli anni 70 l’azienda attraversa una nuova trasformazione. Viene costruita una nuova ampia e modernissima sede in Corso Vigevano, dove tuttora è concentrata tutta l’attività operativa, dalla fabbricazione, ai magazzini agli uffici. Ma il Sig. Quercetti, rimane sempre il bambino pieno di sogni e fantasia di un tempo. La sua mente continua a sfornare idee originali e le idee diventano presto giocattoli educativi apprezzati da tutti. Gli anni '80 vedono così la nascita di due giochi assolutamente geniali, dal forte valore didattico, che hanno vinto numerosi premi internazionali e che sono ancora oggi utilizzati in tantissime scuole ed apprezzati da tanti genitori: Rami e Pallino. Rami consente un primo contatto con il linguaggio dell'informatica e spiega in modo molto semplice i numeri binari; Pallino utilizza le composizioni di immagini realistiche o grafiche con palline colorate per insegnare i colori e per stabilire un primo contatto con le tastiere dei computer. Nel 2003 la famiglia dei giochi Quercetti si arricchisce di un'altra straordinaria invenzione: Skyrail - Pista Sospesa. Una pista da costruire assemblando piloni e giunti, sospendendo ai cavi regolabili rotaie dritte e curve e su cui far rotolare veloci le biglie. Ancora una volta si tratta di un gioco assolutamente innovativo, che ha già vinto quattro premi internazionali e che è stato nominato tra i migliori dieci giochi educativi dell'anno al mondo. Protetto da brevetti internazionali ed esportato in tutto il mondo, stabilisce un nuovo standard ludico-educativo di giochi di costruzione, permettendo anche di effettuare esperimenti legati al mondo della fisica. Anche quando tutti si sono fatti prendere dalla passione dell’Oriente ed hanno chiuso le fabbriche Italiane per spostare la produzione in Cina, India, Vietnam, ecc… Alessandro Quercetti ha invece sempre voluto mantenere la propria attività in Italia, a Torino, per non abbandonare i dipendenti che per tanto tempo erano stati preziosi collaboratori e per non tradire il valore del lavoro Italiano. Questa scelta coraggiosa e contro tendenza ha costretto l’azienda ad affrontare una fase critica verso la fine degli anni 90. Ma con la determinazione e lo spirito di sacrificio che da sempre lo hanno contraddistinto Alessandro Quercetti ha trovato le soluzioni per poter confrontarsi con sleali imitatori e concorrenti che potevano sfruttare manodopera dai costi 10 volti inferiori a quelli Italiani. Negli ultimi anni della sua vita Alessandro Quercetti ha potuto così avere la soddisfazione di vedere i propri tre figli riportare la sua ditta, la creatura a cui ha dedicato tutta la propria esistenza, agli splendori dei periodi d’oro. Milano, novembre 2010 Per ulteriori informazioni Ufficio Stampa Quercetti: OFG ADV – Sara Vignati, Giulia Cosseddu – Via Olgiati 26 – 20143 Milano – tel. r.a. 02 8135191 – fax 02 8136326 – sara.vignati@ofgadv.it, giulia.cosseddu@ofgadv.it.