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il missile Tor

1959-1960: il missile Tor

Dalla passione per il volo di Alessandro, nasce il Tor, un missile giocattolo che sfrutta il meccanismo di lancio con la fionda ad elastico ed è capace di raggiungere i cento metri di altezza. Alessandro applicò per la prima volta ad un giocattolo i principi dell’aerodinamica inventando un meccanismo di apertura ritardata che consentiva il rilascio del paracadute per il rientro a terra senza danni dell’intero missile. Così annotava Alessandro Quercetti: “Ma com’era sorta tale idea? Lo spunto fu un piccolo pupazzo da lanciare con una fionda; saliva all’altezza del primo piano circa. Un legaccio tratteneva il pupazzo e un piccolo paracadute ripiegato, srotolandosi il legaccio, lo faceva scendere. Era l’epoca dei missili lanciati dai russi che privi di un mezzo di recupero andavano persi, bruciati durante il rientro.” La descrizione coincide perfettamente con Eolo Paracadutista giocattolo volante che godette di un certo successo commerciale della ditta Aerogiocattoli Giolitto di Torino fondata da quel Roberto Giolitto che abbiamo già incontrato nei campi di gara di aeromodelli ad elastico negli anni trenta. Un altro esempio di giocattolo volante, della stessa ditta torinese, che va segnalato a proposito, è l’Astronave Medusa, forse il primissimo esempio di missile da lanciare con la fionda che si serviva di un paracadute per il rientro a terra senza danni della capsula sommitale.

Il successo del Tor fu così clamoroso che così scriveva l’Unità nel 1959:

Un razzo-giocattolo da lanciare con la fionda Gli scienzati astronautici si trovano in grave imbarazzo: il giocattolo ha infatti risolto uno dei problemi più ardui della tecnica missilistica: il recupero non solo dell’ogiva, ma del razzo intero... E’ vero: i sovietici hanno già dato qualche prova di riportare cagnette e conigli sani e salvi dopo un lancio negli alti spazi della stratosfera.
Gli americani si sono provati, sia pure con qualche insuccesso, comunque una scimmietta a terra c’è tornata. Ma il giocattolo razzo è qualcosa che incanta e stupisce a un tempo. E’ l’ultima novità per i ragazzi, i quali, a differenza di qualche generazione passata, si trovano a godere quasi ogni giorno dei progressi della tecnica. Dunque il razzo di cui parliamo (con qualche riferimento scherzoso a quelli veri) è un cono di 25 millimetri di diametro e 25 centimetri di lunghezza, e che viene lanciato da una comune fionda ad elastico. Un ragazzo robusto può “lanciare” il suo razzo in plastica almeno a 50 metri di altezza, mediante lo aggancio dell’elastico a due alette poste sotto l’ogiva.
Come avviene il recupero? Ecco il bello del razzo-giocattolo sta proprio in questo. La parte cilindrica del razzo, fino all’inizio dell’ogiva dove si trovano le due alette per il lancio, è tagliata a metà e si apre quel tanto (mediante una leva situata nella parte terminale) per consentire la fuoriuscita di un paracadute in nylon. Ora quando il razzo viene lanciato, la pressione stessa dell’aria tiene bene accostate le due metà del cilindro: ma esaurita “la carica del lancio”, al momento cioè di ricadere, questa pressione naturalmente si allenta, allora la levetta scatta, il cilindro si apre e il piccolo paracadute gonfiandosi permette un ritorno a terra dolcissimo, tale cioè da evitare la distruzione del razzo.
Il paracadute viene subito ripiegato (è un’operazione facile), riportato nell’incavo e l’aggeggio è pronto per un nuovo lancio. Il razzo giocattolo, apparso nelle vetrine di Milano recentissimamente, viene venduto al prezzo di 500 lire. E’ corredato di decalcomanie a colori che il ragazzo si divertirà ad applicare a suo piacimento per renderlo più vivace. I tipi in vendita per l’esattezza sono due: a paracadute in nailon e a palette rotanti in legno.
Il principio è identico per entrambi: se la scelta cade su quello a palette, al momento della caduta, invece del paracadute fuoriescono le palette orizzontali che depositano a terra il razzo ruotando a mò di elicottero. Il prezzo è il medesimo. La novità prima di interessare i ragazzi ha acceso la fantasia di qualche genitore che, al solito, ha provato su qualche prato di periferia le evoluzioni del razzo, attorniato da una schiera di marmocchi pieni di invidia, pronti a sottolineare sfavorevolmente ogni lancio fallito.
[Grom]”

Oggi il Tor è ancora in produzione dopo più di 50 anni ed è in assoluto il gioco Quercetti più venduto, con 14 milioni di pezzi distribuiti in tutto il mondo.

Tor Quercetti
Tor Quercetti
Tor Quercetti
Eolo Quercetti
Eolo Quercetti