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Il Cavallo Galoppa

Il Cavallo Galoppa

Il nuovo giocattolo che vedrà la luce, dopo molti mesi di sperimentazioni e duro lavoro, sarà il Cavallo Galoppa, in un primissimo tempo chiamato “Cavallo Accidenti” poiché avrebbe dovuto disarcionare il cowboy che gli stava in sella grazie ai movimenti di tutte e 4 le zampe, e non solo di due, come succedeva con Penna Bianca.
In realtà il progetto si sviluppò, poi, verso un destriero, con motore a molla, che corre e si muove sul piano su piccole ruote e dove, solo accidentalmente, il cavaliere può cadere dalla sella. In origine, e solo per i primissimi tempi, il cavaliere era fornito, in toto, dalla ditta Lenci di Torino; in seguito, per diminuire i costi, solo la testa e la giubba rimanevano in panno Lenci mentre le gambe erano cucite personalmente dalla sorella di Alessandro, Lisa, in altro meno costoso materiale.
La forma del corpo del cavallo la affida, invece, allo scultore Giovanni Taverna (Alluvioni Cambiò 1911, Torino 2008) allievo e poi collaboratore di Leonardo Bistolfi e autore, all’epoca, di rinomati oggetti d’arte (Ceramiche Essevi). Il corpo è diviso in otto parti, due per l’anteriore e due per il posteriore, più le zampe, per permettere alle stesse di accogliere delle piccole ruote. Gli stampi per lo stampaggio ad iniezione della plastica nascono sotto la supervisione della ditta Cossato & Carozzo di Torino che, in effetti, indirizza solo il giovane Alessandro che realizzerà con le sue mani gli stampi.
Per nascondere le imperfezioni generate dall’incollaggio delle otto parti Alessandro utilizza uno strato di “peluria” nera (floccatura) al posto della verniciatura tradizionale. In seguito, però, verrà sostituita dalla verniciatura stessa che non richiedeva la pulitura degli ingranaggi dai peli evitando molti scarti di lavorazione.
La coda e le orecchie aveva addirittura pensato di realizzarle in pellicccia vera, ma poi aveva desistito dal proposito. Nasce così il cavallo Galoppa, che vedrà effettivamente la luce nel dicembre del 1950, appena in tempo per il Natale. Riesce, in effetti, a montare solo pochi pezzi in scatole di cartone, tipo fondo e coperchio, in un bel rosso scuro solo con il marchio Hopla in bella evidenza e senza alcuna illustrazione.

Così annotava Quercetti nelle sue memorie: “Montai circa 900 cavalli. Eravamo presso Natale, mi affrettai a venderli girando per i negozi di Torino. [...] Ma l’esito commerciale fu un fiasco solenne. La maggior parte dei Cavalli si rompeva, il motore si staccava dal corpo! A gennaio ritirai tutti i cavalli, pregai i commercianti di avvisare a loro volta i clienti che l’avevano acquistato. Avrei sostituito la merce. L’anno successivo, al contrario, un incredibile, insperato, clamoroso successo”.

Il Natale successivo le cose, infatti, andranno decisamente meglio; siamo nel 1951 e saranno venduti in pochissimo tempo 1700 pezzi a ben 1200 lire ciascuno.
Con l’abbondante utile ricavato sarà assai agevole rilevare la stessa Inco Giochi che nel frattempo era fallita: nello stesso anno sarà trasferita nei nuovi locali di Corso Casale.

Galoppa Quercetti
Galoppa Quercetti
Sulky Quercetti