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I chiodini nell'arte

I chiodini nelle Avanguardie artistiche e nell’Arte Contemporanea.

Fu Antonio Bueno (Berlino 1918, Firenze 1984), esponente del “Gruppo ‘70”, rassemblement d’artisti fiorentini noti per aver creato una forma d’arte “tecnologica” che si serviva di materiali d’origine commerciale, pubblicitaria o giornalistica, ad usare per primo, nel biennio 1965-1966, i chiodini Quercetti, per realizzare le sue opere. Si trattava di volti femminili composti con chiodini di diverso diametro. La sua opera “Figura n° 37” del 1966 così realizzata è ancora oggi visibile presso la Gam, la Galleria d’Arte Moderna di Torino. Ed ancora l’opera “Volto” del 1965 realizzata in tecnica mista con l’utilizzo dei chiodini colorati per delimitare il contorno di un volto femminile è visibile presso la Fondazione Culturale Bruno Caruso di Giardini Naxos a Messina. In tempi più recenti fanno irruzione nel variegato mondo dell’arte contemporanea, i ritratti di persone dell’artista lombardo Antonio Marciano che utilizza le tavolette modulari ed i chiodini Quercetti più piccoli per quadri che assumono un’estetica che si può definire “pixelata” dove l’immagine è divisa in puntini, come appunto fossero pixel.

Antonio Marciano
Antonio Marciano