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1953: i Chiodini

1953: i Chiodini Quercetti

Era il 1953 quando Alessandro Quercetti fece sua l’idea di questo gioco. Alessandro, capì subito le grandi potenzialità di questo gioco e quando viene a conoscenza, grazie alla segnalazione del suo migliore agente di commercio, Borghesio, che l’azienda italiana che importa già il Coloredo è fallita ne richiede, immediatamente, la distribuzione in esclusiva per l’Italia. Quindi, Alessandro si accolla le spese per brevettare in Italia il gioco dei chiodini e, contestualmente, per farsi disegnare il marchio di fabbrica Quercetti che sarà preferito, d’ora in avanti, a Hopla. L’autore del fortunato marchio, ancora oggi in uso, è il coetaneo Aldo Novarese (Pontestura 1920, Torino 1995) uno dei più grandi type designer italiani, ma anche fotografo, pittore e illustratore, che all’epoca lavorava come collaboratore di Alessandro Butti alle Fonderia Caratteri Nebiolo di Torino, e che sarà universalmente conosciuto per una lunga serie di caratteri che hanno fatto la storia della tipografia italiana, come lo Stop. Oltre al marchio, pensiamo possa essere stato anche l’illustratore di alcune versioni di scatola del Cavallo Galoppa e del Sulky. Da ricordare, però, che la versione definitiva del logo, con la scritta circondata da un rettangolo ad angoli arrotondati, non viene registrato all’Ufficio Marchi e Brevetti che il 19 giugno del 1962.

Dopo un periodo iniziale in cui si limita a vendere l’assortimento francese in Italia, ma con scatole in versione italiana e marchiate, come abbiamo visto, Quercetti, inizia ad apportare una serie di miglioramenti nella produzione e nell’impiego dei materiali.

Nella seconda metà del decennio, il primo elemento ad essere prodotto in plastica è il chiodino, che ha una caratteristica forma a funghetto con la testa semisferica ed il fusto a sezione quadrata, cui seguirà la tavoletta traforata finalmente prodotta industrialmente ed a costi competitivi.

Si accorciano i tempi fra una serie e l’altra, con edizioni italiane, made by Quercetti, che introducono un chiodino in plastica di sempre migliore qualità e con misure leggermente più grandi (testa da 10mm di diametro anziché 9mm) e, a partire dal 1961, si discostano più nettamente da quelle francesi non solo più per il marchio ma anche per una grafica più moderna e per due importanti innovazioni.

La prima riguarda la tavoletta traforata di plastica che è ora proposta in un nuovo più grande formato, 163x221 mm e 900 fori e, per la prima volta, con i fori dotati di dentino-frizione, subito brevettato, per impedire la fuoriuscita involontaria dei chiodini.

La seconda innovazione riguarda il deciso allargamento dell’offerta con l’introduzione di diversi diametri nella testa dei chiodini (da 5, 10, 15, e 20 mm più il formato quadro) che abbandonano definitivamente il fusto a sezione quadrata per una più funzionale sezione tonda, e anche con la testa che si dota di una nuova forma a cupola vuota all’interno e quindi più leggero ed economico.

Queste modifiche cambiano l’approccio alla composizione delle figure essendo essa più o meno dettagliata, o di più facile o difficile risoluzione, a seconda dei diametri dei chiodini utilizzati e non solo più in funzione della quantità di materiale impiegato, come avvenuto fino ad allora. Il successo si fa travolgente sui mercati di tutto il mondo, la forma dei chiodini è continuamente affinata sino a stabilizzarsi in quell’inconfondibile profilo della testa a parabola, ergonomicamente studiata per facilitare la presa da parte dei bambini, offrendo più superficie utile: quindi colori, forme, formati sia della tavola che dei chiodini sempre più numerosi e l’adozione di una tipologia di confezioni a cornice, aperte, in cui il prodotto è visibile perfettamente, ne decretano lo status, per Quercetti, di leader mondiale.

Nel 1984 i proprietari del marchio “Coloredo” decidono inaspettatamente di venderlo ad una ditta francese di settore, Jeu Nathan, senza interpellare preventivamente la ditta torinese; curiosamente, quest’ultimi, presentano, per qualche tempo, delle vere e proprie ri-edizioni del vecchio Coloredo con le scatole con la stessa grafica d’epoca e gli stessi fiammiferi di legno e ceralacca. Operazione nostalgia che avrà scarso seguito e si esaurirà nel giro di poco. Quercetti decide, giocoforza, di cambiare il nome dei suoi famosi chiodini che da allora si chiameranno Fantacolor. Continua così la storia iniziata 30 anni prima e che continuerà, per altri 30 anni a dar vita a nuove idee, disegni, colori, fantasia che ancora oggi fanno sì che si identifichi il gioco dei chiodini con il marchio Quercetti. Oggi la linea di Chiodini Fantacolor Quercetti regala ai più piccoli un mondo colorato fatto di chiodini con cui stimolare l'immaginazione. Le infinite possibilità combinatorie favoriscono la creatività assecondando le esigenze espressive del bambino ed incoraggiandone il pensiero autonomo.