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Storia

Le origini: Alessandro Quercetti

La storia dell’azienda Quercetti è profondamente legata alla vita del suo fondatore, Alessandro Quercetti, recanatese di nascita (1920) ma già dal 1921 residente a Torino. Durante la sua attività di operaio aggiustatore alla Westinghouse (1934- 1939) scopre di avere una vera passione per il volo e gli aeromodelli. Questa passione lo porterà, nel 1937, a distinguersi in numerosi concorsi nazionali per modelli volanti a matassa elastica.

Fra le curiosità da segnalare è che alla stessa categoria, e agli stessi concorsi partecipa anche Roberto Giolitto di Torino che, insieme al fratello Guido, darà anche lui vita ad un’azienda di giocattoli volanti in plastica “Aerogiocattoli Giolitto” di una certa notorietà e con prodotti con lusinghieri risultati di vendita e distribuiti in tutt’Italia.

Nel 1938 Alessandro consegue il brevetto di volo a vela e di lì a poco verrà chiamato alle armi come pilota sottufficiale di aerei da caccia e bombardieri, durante l’ultimo conflitto mondiale.

Inco Giochi Rana Hop-là

La INCO giochi

Nel 1945, appena congedato dall’arma, torna a Torino e, dopo una breve parentesi in una segheria di Mezzenile, come venditore di legnami ed un’altrettanto breve esperienza come venditore di macchine utensili, inizia a lavorare in una piccola fabbrica di giocattoli, la Inco Giochi a partire dal settembre del 1947. La ditta è caratterizzata dal fatto che è tutto rigorosamente costruito all’interno e non si utilizzano semi lavorati esterni e poi che, inaspettatamente, non dispone di una effettiva rete di vendita con agenti. L’Industria Costruzione Giocattoli nasce a Torino in via Pietro Giuria 39, nel 1946: si occupa della produzione di giocattoli, trenini, barche, tram, realizzati in lamierino piegato e litografato oppure in zama, una lega di zinco che, purtroppo, con il tempo può deteriorarsi.

All’arrivo di Alessandro il portafoglio prodotti è composto da un solo articolo, una Rana con carica a molla d’origine tedesca; tutte le creazioni che seguiranno, quindi, sono opera di Alessandro che dimostrerà da subito le sue doti di disegnatore progettista, ma non solo. In perfetta autonomia, riesce infatti a progettare i giocattoli, ne realizza a mano i prototipi, disegna gli stampi necessari ed infine li esegue materialmente.

Quindi, a tutti gli effetti, il catalogo di giocattoli Inco Giochi del triennio 1947-1949 è stato opera solo ed esclusivamente di Alessandro Quercetti e comprendeva: la Rana Meccanica (ridisegnata e migliorata nella carica a molla), il Cavallo con indiano Penna Bianca, i 2 Tram a camera singola di Torino con anello di rotaie a cerchio e crociera, il Tram a camera doppia di Torino con soffietto e anello di rotaie a doppio cerchio, l’Otto Tramviario, la Motrice Littorina a camera singola Torino-Milano gialla, la Motrice Littorina a camera singola Milano-Venezia in due versioni, gialla e blu, la Motrice Littorina a camera doppia con soffietto Torino–Milano, in blu, con e senza personaggi litografati, il Motoscafo Aldebaran, il Trattore, il Veliero Inco, realizzato anche in una versione speciale per la Pasta Agnesi, il Rematore Umoristico, l’Automotrice Express, l’Automotrice Continental, il Circuito Tranviario, il Treno 685/A prodotto anche per Rivarossi.

Nel giro di due anni, però, la fabbrica va in crisi per motivi finanziari e, non ricevendo lo stipendio da molti mesi, Alessandro non può che dimettersi, lasciando ufficialmente l’azienda nel settembre del 1949. Continuerà però a frequentarla per un certo periodo grazie all’accordo con i due titolari che gli concedono l’uso dei macchinari per realizzare gli ingranaggi (rotismi) di un proprio nuovo futuro giocattolo.

Tram Inco Giochi 1948 Tram Inco Giochi Tram Inco Giochi Littorina Inco Giochi Motoscafo Inco Giochi Barca a motore Inco Giochi

Il Cavallo Galoppa

Il nuovo giocattolo che vedrà la luce, dopo molti mesi di sperimentazioni e duro lavoro, sarà il Cavallo Galoppa, in un primissimo tempo chiamato “Cavallo Accidenti” poiché avrebbe dovuto disarcionare il cowboy che gli stava in sella grazie ai movimenti di tutte e 4 le zampe, e non solo di due, come succedeva con Penna Bianca.
In realtà il progetto si sviluppò, poi, verso un destriero, con motore a molla, che corre e si muove sul piano su piccole ruote e dove, solo accidentalmente, il cavaliere può cadere dalla sella. In origine, e solo per i primissimi tempi, il cavaliere era fornito, in toto, dalla ditta Lenci di Torino; in seguito, per diminuire i costi, solo la testa e la giubba rimanevano in panno Lenci mentre le gambe erano cucite personalmente dalla sorella di Alessandro, Lisa, in altro meno costoso materiale.
La forma del corpo del cavallo la affida, invece, allo scultore Giovanni Taverna (Alluvioni Cambiò 1911, Torino 2008) allievo e poi collaboratore di Leonardo Bistolfi e autore, all’epoca, di rinomati oggetti d’arte (Ceramiche Essevi). Il corpo è diviso in otto parti, due per l’anteriore e due per il posteriore, più le zampe, per permettere alle stesse di accogliere delle piccole ruote. Gli stampi per lo stampaggio ad iniezione della plastica nascono sotto la supervisione della ditta Cossato & Carozzo di Torino che, in effetti, indirizza solo il giovane Alessandro che realizzerà con le sue mani gli stampi.
Per nascondere le imperfezioni generate dall’incollaggio delle otto parti Alessandro utilizza uno strato di “peluria” nera (floccatura) al posto della verniciatura tradizionale. In seguito, però, verrà sostituita dalla verniciatura stessa che non richiedeva la pulitura degli ingranaggi dai peli evitando molti scarti di lavorazione.
La coda e le orecchie aveva addirittura pensato di realizzarle in pellicccia vera, ma poi aveva desistito dal proposito. Nasce così il cavallo Galoppa, che vedrà effettivamente la luce nel dicembre del 1950, appena in tempo per il Natale. Riesce, in effetti, a montare solo pochi pezzi in scatole di cartone, tipo fondo e coperchio, in un bel rosso scuro solo con il marchio Hopla in bella evidenza e senza alcuna illustrazione.

Così annotava Quercetti nelle sue memorie: “Montai circa 900 cavalli. Eravamo presso Natale, mi affrettai a venderli girando per i negozi di Torino. [...] Ma l’esito commerciale fu un fiasco solenne. La maggior parte dei Cavalli si rompeva, il motore si staccava dal corpo! A gennaio ritirai tutti i cavalli, pregai i commercianti di avvisare a loro volta i clienti che l’avevano acquistato. Avrei sostituito la merce. L’anno successivo, al contrario, un incredibile, insperato, clamoroso successo”.

Il Natale successivo le cose, infatti, andranno decisamente meglio; siamo nel 1951 e saranno venduti in pochissimo tempo 1700 pezzi a ben 1200 lire ciascuno.
Con l’abbondante utile ricavato sarà assai agevole rilevare la stessa Inco Giochi che nel frattempo era fallita: nello stesso anno sarà trasferita nei nuovi locali di Corso Casale.

Galoppa Quercetti Galoppa Quercetti Sulky Quercetti